I VINI DEL DELTA

IL BURSON

 

Per quanto riguarda i vini, il Burson rappresenta per il territorio di Bagnacavallo, motivo di vanto per gli abitanti del luogo. Questo antico vitigno autoctono coltivato nella Provincia di Ravenna deve la sua popolarità alla famiglia Longanesi che negli anni cinquanta ebbe il merito di credere nella potenzialità di queste uve e di salvarle dall’estinzione. La storia racconta che nel 1913 Longanesi Antonio comprò, quella che diventerà la proprietà della famiglia Longanesi, in un “roccolo” (area boscosa al limite dei fondi dove veniva praticata la caccia nei caratteristici capanni); Longanesi notò una vecchia pianta di vite che cresceva abbarbicata ad una quercia. Si accorse che le sue uve, caratterizzate da una buccia spessa e coriacea, non venivano attaccate dalle più comuni malattie fungine della vite, dimostrando grandi doti di rusticità. Il vino che derivava dalla trasformazione di queste uve, riscosse notevole successo anche fra gli amici, favorendo la diffusione del vitigno anche nelle zone limitrofe. Si dice che partendo da questa pianta sia iniziato il recupero di questo apprezzato vitigno locale. A partire dal 1998, grazie al Consorzio del prodotto tipico “Il Bagnacavallo”, nei vini può essere utilizzato il nome Bursôn, e nel 1999 questa uva è stata iscritta nell’albo dei vigneti come Uva Longanesi (in onore della famiglia che lo ha salvato). Il Bursôn viene prodotto con il 100% di Uva Longanesi.
• Bursôn etichetta blu, che prevede, una volta imbottigliato, un periodo di affinamento in bottiglia di almeno 6 mesi.
• Bursôn etichetta nera, più corposo e strutturato del precedente in quanto il 50% delle uve raccolte vengono fatte appassire.

Una volta fermentato, il vino trascorre 12 mesi in botte di rovere da 500 litri e 12 mesi in botte grande. Questi vini si caratterizzano per la loro forte personalità regalandoci i sapori e i profumi del sottobosco delle pinete ravennati nel quale questo vitigno si è ambientato perfettamente ed è sopravvissuto per anni. Sono vini strutturati, con aromi e corposità inconfondibili, si abbinano molto bene a piatti a base di cacciagione o carni rosse, arrosti, tartufo e formaggi stagionati.

I VINI DELLE SABBIE

 

I vigneti della denominazione Bosco Eliceo si trovano all’interno del Parco del Delta del Po, lungo la fascia costiera che dalle foci di questo grande fiume (in territorio ferrarese) si estende fino ad oltre le saline di Cervia, in provincia di Ravenna. Si dice che la nascita della viticoltura ferrarese sia dovuta agli Etruschi che abitavano la città di Spina. In seguito un grande impulso alla coltivazione della vite in questi luoghi, è stato per merito dei frati Benedettini, che si erano insediati nella Abbazia di Pomposa.
Il Fortana, detto anche uva d’oro, venne diffuso in queste zone dagli Estensi. Si racconta che Renata di Valois di Francia, nel 1528 sposando il duca d’Este Ercole II, l’abbia portato in dote dalla Cote d’Or che si trova in Borgogna. I vigneti della costa, allevati sui dossi sabbiosi fra boschi di lecci, hanno così resistito fino ai nostri giorni senza essere attaccati dalla filossera, temibile parassita che verso la fine del 1800 distrusse la maggior parte dei vigneti presenti in tutta Europa. I vini delle sabbie, hanno la caratteristica di essere su viti dette “franche di piede”, in quanto non si è dovuti ricorrere all’innesto per salvarle dalla fillossera. I vini delle sabbie si possono trovare comunemente nelle versioni ferme e frizzanti a partire da uve rosse, come il Fortana e il Merlot, e da uve bianche come Sauvignon, Malvasia e Trebbiano romagnolo. I vini rossi normalmente presentano note vinose al naso, caratterizzati da buona acidità, vivacità e sapidità, conferita dalla vicinanza del mare e dalle acque salmastre, e si accompagnano molto bene con i prodotti di queste lagune, soprattutto con l’anguilla e con i pesci fritti delle Valli. L’ambiente particolarmente umido, l’aria salmastra e la vicinanza del mare che mitiga le stagioni sono poi altri elementi che contribuiscono alla formazione del carattere di questi vini.

I VINI DELL’ENTROTERRA ROMAGNOLO

 

Avvicinandosi alla costa si sente l’influsso del mare, infatti nelle colline di Coriano (Rn) i vini hanno un frutto che prevale sulle altre sensazioni, con tannini vivaci e al contempo meno aggressivi, sapidità evidente e con sentori a volte salmastri e iodati. Vi sono tantissimi altri vini che caratterizzano questo territorio, a partire dall’Albana, primo bianco ad ottenere la DOCG; la Rebola presente da tempi antichi in territorio riminese. Rebola è il nome che nel riminese assume il vitigno Pignoletto dal quale si producono vini fruttati molto gradevoli, che bene si abbinano con piatti di pesce, oppure nella versione passito a fianco di grandi formaggi o pasticceria secca. Centesimino, detto anche sauvignôn rosso, per le particolari note aromatiche che conferisce al vino, questo vitigno a bacca rossa era coltivato sin dal XVII secolo sulle colline faentine, è una varietà di uva coltivata in Romagna almeno dal secondo dopoguerra. Famoso, vitigno a bacca bianca quasi estinto, che è stato recentemente riscoperto in Romagna, per la qualità e la dolcezza delle uve, veniva anticamente utilizzato anche per la produzione di uva da tavola. Il vino ha sentori piacevolmente intensi, che ricordano quelli del Moscato al quale pare sia geneticamente vicino. La Cagnina ottenuta per almeno l’85% dalle uve del vitigno “Refosco” localmente denominato “Terrano”, ottima nella versione passito per abbinamenti con il cioccolato. Il Pagadebit, da uve bombino bianco, è legato alla costante produttività del vitigno che consentiva al contadino di produrre vino anche nelle annate più difficili e quindi di pagare i debiti. Tanti altri sono i vini e i vitigni di questo territorio che vi verranno proposti quando visiterete questi territori ricchi di cultura, luoghi incantevoli e allegria e buon umore che la gente del luogo dona a tutti i visitatori con i quali hanno il piacere di chiacchierare amichevolmente.